Biologo nutrizionista a Milano

Qual è l’alimentazione corretta per una persona portatrice di stomia?

05/02/2024

Cos’è una stomia?

Una stomia è un’apertura o uno sbocco artificiale, confezionato chirurgicamente a livello dell’addome, necessario per consentire la fuoriuscita delle sostanze di scarto (feci o urine) dall’intestino di un paziente che, per varie ragioni, ha visto compromesse le fisiologiche vie di espulsione di tali sostanze. Spesso la necessità di confezionamento di una stomia da parte del chirurgo è conseguenza di un intervento per la rimozione di diverticoli o di un tumore al colon.

Per quanto tempo si può tenere una stomia?

Esistono stomie temporanee (da 1 a 6 mesi, indicativamente, nell’attesa che l’intestino guarisca) e altre permanenti (ad esempio nei casi in cui il paziente abbia subito un’asportazione di un tratto importante di intestino), in funzione della problematica riscontrata dal chirurgo.

Quali tipi di stomia esistono?

Esistono:

  • L’urostomia, necessaria per far defluire in maniera artificiale l’urina. In questo caso il chirurgo avrà collegato a un tratto dell’intestino gli ureteri che provengono dai reni.
  • L’ileostomia, che consiste in un’apertura verso l’esterno dell’intestino tenue, di solito di natura temporanea, che esclude dunque il colon dalle sue funzioni fisiologiche.
  • La colostomia (destra o sinistra), in cui parte del colon (intestino crasso) viene deviato all’esterno.

La stomia non ha uno sfintere: da ciò consegue che il paziente non ha il controllo dell’evacuazione e, dunque, gli scarti vengono raccolti in appositi presidi (sacche), che compongono i cosiddetti sistemi ostomici, costituiti da sacca e placca cutanea. Di solito, a seguito di un intervento al colon, il primo sistema ostomico è a due pezzi, così da poter rimuovere al bisogno solo la sacca, preservando la placca e la sede di confezionamento dalla sostituzione precoce.

L’infermiere stomaterapista è la persona deputata a illustrare al paziente come gestire igiene e cura della stomia, mentre l’irrigazione del colon, praticabile per cercare una certa continenza fecale, può essere effettuata solo su indicazione medica, in genere nelle colostomie sinistre.

Gli aspetti dietetici sono fondamentali nella corretta gestione di una colostomia (destra e sinistra) o di una ileostomia.

Quali sono le conseguenze nutrizionali di una stomia?

Il primo aspetto su cui è essenziale porre l’attenzione è il rischio di disidratazione, variabile in funzione della sede della stomia. Più la stomia è a monte nel tratto intestinale più l’idratazione dovrà essere monitorata.

Infatti, soprattutto in caso di ileostomia e di colostomia destra (nella quale è escluso dal transito del cibo digerito gran parte del colon, in maniera simile all’ileostomia), il riassorbimento dell’acqua da parte dell’apparato digerente è compromesso, con conseguente comparsa di feci liquide. La funzione principale del colon è proprio quella di riassorbire acqua e sali minerali in essa contenuti.

Dopo una colostomia sinistra le feci possono presentare già a pochi giorni dall’intervento caratteristiche normali, per via della preservata funzionalità del colon.

In ogni caso, sono in genere necessarie dalle 6 alle 8 settimane prima di comprendere la reale consistenza delle feci, poiché nell’immediato post-intervento la perdita di liquidi sarà maggiore. In caso di necessità, è possibile valutare con l’aiuto del nutrizionista l’utilizzo di soluzioni reidratanti orali.

Per persone ileostomizzate e colostomizzate a destra è raccomandabile un introito di acqua anche superiore ai 2L, mentre per i colostomizzati a sinistra può essere sufficiente, in funzione della consistenza delle feci, una quantità di acqua inferiore.

E per quanto riguarda il cibo? Cosa posso mangiare se mi è stata appena confezionata una stomia?

Tutti i pazienti portatori di stomia dovranno comprendere col tempo quali sono i cibi più compatibili con la stomia di cui si è portatori, tenendo presente una certa variabilità individuale e cercando di seguire un’alimentazione sana ed equilibrata.

Nelle prime settimane dopo l’intervento si consiglia in via prudenziale a tutti i pazienti stomizzati un regime alimentare povero di scorie e a basso tenore di lattosio. A tal proposito, pur non essendoci grandi evidenze scientifiche in merito, è raccomandabile evitare alimenti ricchi in fibra alimentare, prediligendo frutta cotta e/o morbida e sbucciata, verdure morbide e acquose come carote, zucchine e patate. Inoltre, è opportuno evitare cereali integrali, legumi, frutta secca e semi oleosi (lino, girasole, chia, sesamo…).

Le fibre possono infatti favorire le scariche diarroiche e/o ostruire la stomia. Carne, pesce, cereali raffinati (riso, pane e pasta bianchi), uova e prodotti secchi da forno non integrali sono in genere cibi da prediligere, soprattutto in questa fase.

Inoltre, cibi potenzialmente irritanti come caffè, tè, cioccolato, alcolici, cipolla cruda, menta, pomodoro, fritti e grassi, spezie piccanti andrebbero evitati, al pari di alimenti troppo caldi o troppo freddi, anche per evitare l’irritazione della cute peristomale, e di alimenti ricchi in dolcificanti artificiali, che invece hanno proprietà lassative.

È importante masticare bene e cuocere adeguatamente gli alimenti, così da migliorarne la digeribilità.

Cosa mangerò trascorse alcune settimane dopo l’intervento?

Trascorse le prime settimane dopo l’intervento, i pazienti colostomizzati a sinistra dovranno reintrodurre gli alimenti, anche ricchi in fibra, che favoriscono il transito intestinale (cereali, legumi, crucifere – cioè tutta la famiglia dei cavoli – kiwi, frutti di bosco).

I pazienti portatori di ileostomia dovranno invece preferire alimenti ad azione astringente così da favorire la produzione di materiale fecale più compatto (pane, riso, patate e carote bollite, mele sbucciate), consumando con moderazione alimenti cibi grassi, vegetali ricchi in semi, uova sode, bevande gassate e fredde.

Infine, alcuni alimenti possono favorire la produzione di cattivi odori, specie quelli ricchi in aminoacidi solforati (pesce, uova, fagioli ma anche crucifere o i bulbi aromatici come cipolla e aglio) o aumentare la produzione di gas (legumi, crucifere, bulbi aromatici) a seguito di fermentazione.

In ogni caso, è sempre importante personalizzare le indicazioni nutrizionali e affidarsi a un professionista della nutrizione qualificato per individuare le abitudini più corrette per il vostro caso specifico.