Biologo nutrizionista a Milano

Fatigue: nutrizione e integrazione

24/06/2024

Fatigue e nutrizione
Stanchezza che non si risolve col semplice riposo: come nutrirsi?

Che cos’è la fatigue?

Prima di parlare del rapporto tra fatigue e nutrizione, definiamo la fatigue e passiamo brevemente in rassegna le sue cause.

La fatigue rappresenta un sintomo complesso e multifattoriale che può manifestarsi in diverse condizioni di salute, influenzando significativamente la qualità della vita dei pazienti.

La fatigue, che può essere tradotta in italiano con “astenia”, si differenzia dalla fatica o stanchezza fisiologica, che può conseguire a uno sforzo fisico o mentale, per il fatto di non poter essere contrastata con il semplice riposo. Essa infatti persiste nel tempo almeno finché non ne sia rimosso il fattore determinante o non siano smaltiti gli effetti delle terapie che l’hanno causata. Si tratta dunque di una sensazione di esaurimento fisico e mentale che può manifestarsi in vari contesti, come malattie croniche, stress, disturbi del sonno o trattamenti medico-chirurgici. Prima di parlare del rapporto tra fatigue e nutrizione, passiamo brevemente in rassegna le cause di fatigue.

Cause di fatigue

Sono moltissime le patologie che possono determinare fatigue la quale, in generale, si risolve indirettamente attraverso la cura – e dunque la remissione clinica – della patologia che ne è all’origine. Dalle malattie infiammatorie intestinali alle insufficienze renali, dalle patologie autoimmuni ai tumori, dall’apnea ostruttiva del sonno ai disturbi psichici, la fatigue è riscontrata molto di frequente in ambito clinico.

In particolare, può essere parte della sintomatologia di una patologia oncologica, legata o meno ai suoi trattamenti medici e chirurgici e all’impatto che il tumore può avere sulla sfera psicologica del paziente. In alcuni casi, la fatigue può essere espressione diretta di uno stato depressivo indipendente da condizioni organiche.  Questo stato di estrema stanchezza e spossatezza, che va distinto dalla generica sensazione di “fatica”, influenza notevolmente i percorsi di cura e inficia il benessere emotivo dei pazienti, specie quelli affetti da tumore.

Manifestazioni di fatigue

Cliniche

Essa può manifestarsi in diverse forme e intensità e può influenzare sia il corpo che la mente del paziente. Alcune delle manifestazioni più comuni includono:

  1. Affaticamento fisico: sensazione di debolezza muscolare, mancanza di energia e difficoltà nel compiere anche le attività quotidiane più semplici, come camminare o fare le faccende domestiche.
  2. Affaticamento mentale: difficoltà di concentrazione, confusione mentale e ridotta capacità di elaborare le informazioni in modo efficace. Questo può interferire con la memoria, la capacità di pensiero critico e la risoluzione dei problemi.
  3. Sonno alterato: la fatigue può causare insonnia, intesa sia come risveglio precoce sia come addormentamento tardivo, o difficoltà nel mantenere un sonno profondo e riposante, contribuendo così a un circolo vizioso di stanchezza e disagio.
  4. Alterazioni della sfera psicoemotiva: la stanchezza cronica può portare ad ansia, depressione, irritabilità e sbalzi d’umore, influenzando negativamente l’umore e il benessere emotivo complessivo del paziente.

Subcliniche

Oltre alle manifestazioni cliniche evidenti, la fatigue può anche manifestarsi in modo subclinico, cioè in assenza di sintomi evidenti ma comunque influenzando il benessere generale del paziente. Questo si verifica quando ad esempio il paziente riferisce una ridotta resistenza allo sforzo, una maggiore suscettibilità alle infezioni, una diminuzione della capacità di concentrazione e un generale e non meglio specificato senso di malessere.

Interventi nutrizionali per la gestione della fatigue

La gestione della fatigue richiede un approccio integrato che includa interventi nutrizionali mirati. Un regime alimentare ben strutturato, a partire da un assessment corretto, può svolgere un ruolo significativo nel fornire all’organismo i nutrienti necessari per combattere la stanchezza e innalzare i livelli di energia. Quando un paziente riferisce estrema spossatezza o, se dalla lettura della documentazione clinica che porta in visione emerge che il clinico ha registrato uno stato di astenia, il nutrizionista può fornire alcuni consigli utili nella gestione della problematica. In particolare:

  1.  Assicurare un adeguato apporto energetico. Una dieta ipocalorica può contribuire alla stanchezza e alla mancanza di energia. Assicurarsi che il paziente introiti abbastanza kilocalorie per sostenere le funzioni vitali e le attività quotidiane. Nel caso si riscontri un rischio di malnutrizione per difetto, integrando i dati ematochimici, antropometrici e testali, è fondamentale una corretta definizione dei fabbisogni per non incorrere in decisioni pericolosamente restrittive, specie nei pazienti oncologici, e sempre nel rispetto delle linee guida internazionali.
  2. Favorire alimenti ricchi di ferro, ove necessario. La carenza di ferro è una causa comune di stanchezza e affaticamento. Assicurarsi di includere nella dieta alimenti ricchi di ferro come carne rossa, fegato, legumi e verdure a foglia verde (da consumare in condimento acido, così da proteggere il ferro dall’ossidazione) può contribuire a mantenere livelli ottimali di ferro nell’organismo. Le vongole sono la più efficace fonte di ferro ad elevata biodisponibilità a cui i pazienti di solito possono accedere. In alcuni casi, può essere opportuno procedere con un’integrazione di ferro ad elevata biodisponibilità.
  3. Consumare carboidrati complessi. I carboidrati complessi forniscono una fonte di energia prolungata nel tempo e possono aiutare a contrastare la stanchezza e l’affaticamento: come in altri casi, cereali integrali, pseudocereali, legumi e tutti i loro derivati giocano un ruolo chiave nell’alimentazione dei pazienti con fatigue, al netto di specifiche problematiche digestive.
  4. Integrare con vitamine del gruppo B. Le vitamine del gruppo B sono importanti per la produzione di energia da parte dell’organismo. Assicurarsi di consumare alimenti ricchi di vitamine del gruppo B come carne, pesce, uova, latticini, cereali integrali, verdure a foglia verde e frutta. In genere, è difficile che un paziente presenti un deficit di vitamine del gruppo B, ma folati e vitamina B12 possono essere carenti in determinate condizioni.
  5. Mantenere un adeguato stato di idratazione. La disidratazione può contribuire alla stanchezza e alla mancanza di energia: è noto ad esempio come negli sportivi si assista a un crollo della performance in caso di idratazione inadeguata. È dunque importante assicurarsi che il paziente beva a sufficienza acqua durante il giorno, eventualmente anche con l’ausilio di aromatizzatori.

Integrazioni alimentari per la gestione della fatigue

Oltre agli interventi nutrizionali, il nutrizionista territoriali è il professionista che più può rendersi utile nell’indirizzare il paziente versa una corretta integrazione per la gestione della fatigue. Tuttavia, è importante consultare sempre un professionista sanitario prima di iniziare qualsiasi integrazione, in quanto alcuni integratori possono interagire con farmaci o avere effetti collaterali indesiderati. Se il paziente è in trattamento oncologico, è importante che il professionista si confronti con il clinico, così da valutare insieme l’opportunità di eventuali microintegrazioni.

Di seguito sono riportati alcune strategie di integrazione che possono essere prese in considerazione per la gestione nutrizionale della fatigue:

Coenzima Q10

Il coenzima Q10 è coinvolto nella produzione di energia nelle cellule e può essere utile nel migliorare i livelli di energia e combattere la stanchezza.

Ginseng

Il ginseng è una radice conosciuta per le sue proprietà energizzanti e adattogene. Integrare con estratto di ginseng può contribuire a migliorare i livelli di energia e ridurre la stanchezza. I ginsenosidi contenuti nel ginseng hanno notoriamente azione tonica e gli studi clinici suggeriscono che l’effetto sia determinato da un più efficiente utilizzo dell’ossigeno da parte delle cellule muscolari.

Vitamina D

La carenza di vitamina D è stata associata a sintomi di stanchezza e affaticamento. Integrare con vitamina D può essere utile specialmente in individui con bassi livelli ematici di questa vitamina.

Magnesio

L’integrazione di magnesio, un macroelemento che svolge innumerevoli funzioni all’interno dell’organismo, è indicata nella gestione dell’affaticamento mentale, specie laddove si riscontri un calo della capacità di concentrazione e una riduzione della performance cognitiva. Il suo effetto sembra essere legato al ruolo di modulatore post-sinaptico, a livello dei canali del calcio che costituiscono i principali recettori glutammatergici, dunque eccitatori, denominati NMDA.

Omega-3

Gli acidi grassi omega-3 hanno dimostrato di avere effetti benefici sulla salute cardiovascolare e sulla funzione cerebrale, potendo contribuire a migliorare i livelli di energia e combattere la stanchezza.

Estratti di melograno

Tra le integrazioni alimentari che potrebbero svolgere un ruolo nella gestione della fatigue, gli estratti di melograno hanno attirato particolare attenzione negli ultimi anni. Il melograno è ricco di composti bioattivi, tra cui polifenoli, antociani e acido ellagico, che hanno dimostrato di avere potenti proprietà antiossidanti e anti-infiammatorie. Studi clinici recenti hanno esaminato gli effetti degli estratti di melograno sulla salute generale e sull’energia, con risultati promettenti.

Gli studi clinici suggeriscono che gli estratti di melograno possano contribuire a migliorare i livelli di energia e ridurre la sensazione di stanchezza. Ad esempio, uno studio condotto su adulti con sindrome da affaticamento cronico ha mostrato che l’integrazione con estratti di melograno ha portato a un miglioramento significativo dei sintomi di stanchezza e a un aumento della vitalità percepita. Altri studi hanno evidenziato gli effetti positivi degli estratti di melograno sulla resistenza fisica e mentale, suggerendo che possono essere utili nella gestione della fatigue sia clinica che subclinica.

Come fa l’estratto di melograno ad agire sulla fatigue?

Per comprendere pienamente come gli estratti di melograno agiscano sulla fatigue, è necessario esaminare i loro meccanismi d’azione a livello cellulare e molecolare. I composti bioattivi presenti nel melograno sono noti per il loro potenziale effetto antiossidante, che può proteggere le cellule dai danni ossidativi e ridurre l’infiammazione. Entrambi i fattori, a loro volta, contribuiscono alla comparsa della fatigue. L’infiammazione, in particolare, è emersa infatti come una via biologica chiave per la fatigue correlata al cancro, con studi che documentano legami tra marcatori di infiammazione e fatigue prima, durante e, in particolare, dopo il trattamento.

Inoltre, alcuni studi hanno suggerito che gli estratti di melograno possono influenzare la produzione di adenosina trifosfato (ATP), la principale fonte di energia cellulare, migliorando così la capacità delle cellule di generare e utilizzare energia.

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