Biologo nutrizionista a Milano

Perché non riesco a dimagrire nonostante la dieta?

21/02/2024

Non riesco a perdere peso. Cosa devo fare?

Le ho provate tutte ma non dimagrisco

Sono a dieta da tempo, ma non perdo peso. Oppure: ho fatto numerose diete nella mia vita, ho perso un po’ di peso all’inizio e poi mi sono bloccato. O ancora: il mio peso continua a oscillare negli anni e ogni volta dimagrire mi sembra sempre più difficile. Sono ossessionato dal mio peso, dal cibo, dalle forme del mio corpo – della pancia in particolare – e non riesco a risolvere il problema, cosa posso fare?

Queste sono alcune delle frasi che i pazienti ripetono più spesso nell’ambulatorio dedicato al sovrappeso e all’obesità.

Quali sono i motivi per cui non riesco a perdere peso?

Possono essere diversi e tra i più comuni troviamo:

  • Scarsa aderenza alle indicazioni nutrizionali, a volte in termini di qualità dei cibi (il piluccare cibi di varia natura prima dei pasti maggiori è un’abitudine molto diffusa, specie tra le donne) o di quantità degli stessi (viene sottovaluta la grammatura dei pesi dei cibi ad alta concentrazione energetica, come formaggi, cioccolato e frutta secca)
  • Tendenza a ‘dissociare‘, cioè a consumare un pasto prevalentemente a base di carboidrati a pranzo (glucidico) e di proteine a cena (proteico): l’organismo ha infatti bisogno sempre di tutti i nutrienti per funzionare regolarmente e attuare un adeguato bilanciamento ormonale attraverso l’insulina, che è un ormone antilipolitico (che impedisce cioè il dimagrimento), e il suo contrormone, cioè il glucagone, entrambi prodotti dal pancreas. Nessuna linea guida, italiana o internazionale, raccomanda regimi alimentari dissociati.
  • Prolungata esclusione dei carboidrati dall’alimentazione: è una sorta di fobia moderna. Mentre negli anni ’70 e ’80 sul banco degli imputati erano finiti i grassi, oggi molte persone vivono al limite dell’ossessione alimentare, attuando comportamenti restrittivi nei confronti delle fonti glucidiche (carboidrati). Salvo talvolta poi compensare con la spasmodica ricerca di dolce dopo cena. Non bisogna dimenticare che l’organismo abbassa le sue pretese se, in generale, gli forniamo meno energia.
  • Consumo regolare di alcol. L’etanolo, oltre a essere una molecola tossica per l’organismo, favorisce la deposizione di tessuto adiposo e si oppone al processo di dimagrimento.
  • Perdita di massa metabolicamente attiva (BCM) quale conseguenza di numerose diete, più o meno efficaci, seguite in passato o di un disturbo del comportamento alimentare restrittivo di cui si è sofferto nel passato. È una misura indiretta della massa muscolare, sede di ‘fornetti’ sempre accesi che sono i mitocondri. Meno mitocondri ci sono, più basso è il metabolismo basale.

Potrei avere un metabolismo rallentato?

  • Se il vostro endocrinologo ha già escluso o risolto farmacologicamente un possibile ipotiroidismo, è utile ricavare il dato del metabolismo basale attraverso l’esecuzione di una calorimetria o di una bioimpedenziometria vettoriale. Quest’ultima misura la succitata BCM: se la muscolatura si riduce (e con essa il numero di mitocondri presenti nell’organismo), il metabolismo basale si abbassa. Questo può avvenire anche a seguito di prolungata sedentarietà anche se, contrariamente a quanto si crede, le abitudini alimentari incidono molto più dell’attività fisica sul controllo del peso.
  • Altra problematica frequentemente riportata dai pazienti in ambulatorio è la sindrome dell’ovaio policistico, uno dei più comuni disordini endocrini delle donne in età riproduttiva. In tal caso, è importante il lavoro congiunto del ginecologo e del nutrizionista per affrontare la patologia, anche attraverso l’utilizzo di integratori specifici che migliorano la trasmissione del segnale insulinico, riducendo la spesso concomitante insulino-resistenza.

Cosa fare se comunque non si riesce a perdere peso?

Un’opzione può essere rappresentata da una dieta chetogenica, purché si venga strettamente monitorati e se si rientra nelle categorie a cui è applicabile. Qui un articolo sul tema e sul dimagrimento rapido. In presenza di comorbidità, infine, il dietologo può optare per un trattamento farmacologico o rinviare il paziente al chirurgo bariatrico: va tenuto a mente che entrambe le opzioni prevedono una rivoluzione delle abitudini alimentari, in ogni caso.

E se in realtà non fosse necessario perdere peso?

Non è raro che un paziente manifesti il bisogno di perdere peso anche quando non sarebbe oggettivamente necessario, per quanto rilevato attraverso le indagini antropometriche (peso, altezza, circonferenze, plicometria) e attraverso l’analisi bioimpedenziometrica vettoriale (BIVA). In alcuni casi potrebbe esserci una problematica di composizione corporea (massa non grassa inferiore al 70% nelle donne o inferiore all’80% negli uomini pur in condizioni normopeso), che va sempre verificata. Molto spesso anche l’idea di ‘ritenzione idrica‘ è smentita dalle rilevazioni in ambulatorio. In questi casi è possibile intervenire attraverso un percorso di ottimizzazione della composizione corporea, a patto però di riconquistare fiducia in sé stessi e nel proprio corpo.

NB: è sempre opportuno affidarsi a un professionista qualificato che effettui queste rilevazioni per una definizione dello stato nutrizionale corretta. L’elaborazione di un piano nutrizionale deve essere solo una conseguenza di riflessioni più approfondite, anche in relazione allo stato di salute e alle condizioni psicologiche del paziente.